martedì 31 dicembre 2013

compagni di ufficio

ogni giorno conosco qualcuno di nuovo. oggi ne entra uno con la kippah (il cappellino dei religiosi ebrei) sulla testa, cammina tutto ciondolante. si presenta, come tutti qui molto amichevoli. lui un po' strano veramente, ha lo sguardo un po' tonto. comunque quando gli chiedo da dove venga in Israele mi dice "a nord di Beersheva".
faccio 2+2 nella mia testa e mi immagino venga da una colonia di quelle vicine ai paesi dove lavoravo quando ero a Hebron, una di quelle cattive, da quel che mi dicevano i miei colleghi.
passa un po' di tempo e ricominciamo a parlare. e in effetti viene da un paese di quelli. ci sono stata, nel paese palestinese vicino che ha lo stesso nome, quello che li' c'e' sempre stato e dove han costruito vicino la colonia. non so cosa dirgli, sono bloccata. la prendera' male? quasi tutti sanno gia' la mia storia, ma con lui non so come reagirebbe e ho anche paura.
dopo qualche ora ne parlo con un altro seduto qui, persona molto carina. mi dice "ci sono stato anche io a quel paese, ad aiutare ai palestinesi. nessun problema qua sai"
... ??? io rinuncio a capirci qualcosa ...

sabato 28 dicembre 2013

un altro viaggio

prendo il volo per Istanbul, i miei vicini (una polacca enorme che mi ostruisce la via verso il corridoio e il suo marito italiano) vanno in Iran. sono curiosa ma non riesco ad ottenere una conversazione con loro.
a Istanbul in effetti ci sono destinazioni per tutte le citta' dell'Asia. vedo in giro giapponesi, donne dalle remote steppe della Cina e di quei paesi che finiscono per stan del tramontato regime sovietico. in bagno cerco di fingere di non aver visto una di queste (cappelli raccolti in un turbante colorato, vestito lungo fino ai piedi, oro e bracciali luccicanti, ciabatte molto scomode e consumate, magari coi tacchi, qualcosa di leopardato in qualche parte dell'abito) mentre aiutandosi con l'appoggio del lavandino si lega delle cose alle gambe con dello scotch marrone da pacchi. arrivo quando sta gia' tirando su i pantaloni, tutti rigonfi dal contenuto, e copre il tutto tramite la gonna lunga con maestria...
poco prima di accedere all'affollatissimo controllo passaporti mi avvicino ad una signora italiana. sta chiedendo aiuto ad un ragazzo turco (in italiano) perche' all'aeroporto Marco Polo le avevano detto che lei e suo marito avrebbero trovato qualcuno che li avrebbe aiutati a salire sul volo per Tashkent. "E' in Turchia?" le chiedo. mi guarda stupita "E' in Uzbekistan!". non la so aiutare, e mi dirigo al mio gate.
in attesa con me c'e' un gruppo di scout svizzeri vestiti tutti a puntino, tanto che Baden Powell in confronto non sembra serio. mi dico che ogni volta mi becco dei gruppi assurdi: l'altra volta le donne sordomute in gita, questa volta gli Super-scout?!?
la sicurezza dell'aeroporto turca ci prende da parte e ci fa le domande che normalmente fanno all'aeroporto a Tel Aviv, ma non riescono ad esseri cattivi come gli israeliani. in ogni caso veniamo classificati gia' prima della partenza. speriamo bene, mi dico.
arrivo a Tel Aviv verso le 3 di notte, l'aeroporto e' praticamente vuoto. al controllo passaporti dico "Hi" e mostro la pagina con il visto studenti. ho pronta la lettera di invito dell'universita' israeliana e anche quella della universita' europea che prova che ho una borsa, speriamo bene. l'addetta prende il mio passaporto, lo guarda e me lo da, senza una parola. "Fatto??" le chiedo. alza le spalle. neanche una domanda? che delusione...

venerdì 29 novembre 2013

messaggi vocali

informiamo i gentili viaggiatori che alcune porte del treno sono fuori servizio.
invitiamo i gentili viaggiatori a predisporsi alla discesa utilizzando le porte attigue.

giovedì 28 novembre 2013

chanukkah, la festa delle luci


e fu cosi' che stasera, ore ormai dopo il tramonto, durante l'accensione della prima candela tra quelle che ci aspettano per i prossimi 8 giorni, ho la prova viva e vera della forte connessione che ha questo popolo ebraico. uno mezzo americano e australiano, di origine russe, un altro mezzo yemenita e mezzo tedesco, il terzo con mamma ungherese e padre libico. sapevano tutti la stessa canzoncina sulle candele, che io ripeto inventando le parole sotto la doccia.
e noi a tentare di spiegare allo yemenita che in italia esistono diversi dialetti...

mercoledì 3 luglio 2013

prima di partire

“Anna, chi è la prima persona che vuoi vedere quando arrivi in Italia?”
“Mio moroso”
“Come? Non la mamma???”
“No”
“E qual'è la prima cosa che vuoi fare quando arrivi in Italia?”
“Mettermi vestiti corti”
e così ne nasce una lunga dicussione sul velo e sulle religioni...

giovedì 27 giugno 2013

Una famiglia palestinese /2

L'anziana signora mi accompagna a visitare tutte le stanza della casa, elencandomi per ognuna le misure dei lati, per mostrarmi quanto e' grande, due salotti, una cucina per starci a pranzo con i nove figli. Tra le foto alla parete ce n'e' anche una di Iman, la ragazza che miha portato li', quando ha incontrato Arafat da giovane. C'e' anche un'immagine di Arafat a cavallo alla conquista di Gerusalemme.
Mi portano in un'altra casa, entriamo in un salotto dove siedono sui 4 o piu- divani messi a quadrato, almeno una dozzina di donne. Passano il tempo bevendo caffe' o pepsi, e fumando. Quando si preparano per uscire assisto ad almeno quattro modi diversi di mettere il velo. Mi parlano addosso in arabo, tutte contemporaneamente, capisco solo una parola ogni tanto.

Mi chiedono da dove venga il mio nome. Dico che e' un nome ebreo. Mi guardano incredule. Viene dalla Bibbia, spiego. Capiscono ancora meno: cosa centra la Bibbia con I Cristiani? C'e' il Corano, la Torah, la Bibbia. Provo a spiegargli che Gesu' era ebreo, ma niente. Sono due cose diverse.
 

martedì 25 giugno 2013

scacchi

Parlo con Khaled, il capo del villaggio. Lo conosco abbastanza bene, sono anche stata ospite a cena a casa sua una sera. Gli chiedo cosa pensa di un tale personaggio, che è uno dei fondatori del freedom theatre [progetto davvero interessante], ora in carcere a Ramallah.
Mi dice che non gli piacciono quelli che usano le pistole. Si spiega: se io sono bravo, mettiamo, nello sport e tu sei brava diciamo con quel gioco, con il re ... (fa la mossa degli scacchi). Bene, che senso ha che mi metto con te a fare sport? .... (lo guardo senza capire) ... Sai di là quante armi hanno?
Passo la mattina a mappare con delle ragazze dell'università i cassonetti in giro per il paese, tutto schiacciato sulla rete di separazione che segna il confine a ridosso di un check-point. Tempo le 10 già si lamentano che fa troppo caldo, ma continuiamo sotto il sole per altre due ore mentre usano il mio quaderno per ripararsi, fino a che tutti esausti lasciamo perdere GPS e coordinate e ci facciamo accompagnare da Khaled fino a Jenin. La generosità e l'ospitalità di questa gente non cessa mai di stupirmi.




visto che ha vinto

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=608318
oggi khaled ha detto cha ha fatto di più questo ragazzino, per l'unità palestinese, che in 60 anni tutti i politici messi insieme

la barriera del suono

Nell'arco di tempo di un quarto d'ora, due boati enormi, come di un'esplosione.
Chiamo Yoav, su skype, mi dice: "Anna, può anche essere, ogni tanto sparano a qualcuno, sei in un paese in guerra"
Sento un continuo rumore di elicotteri o aerei da lontano, non riconosco bene.
Chiamo il professore di inglese, belga, che insegna qui in università "Ah ah - mi scoppia a ridere al telefono - sono aerei che volano tanto bassi e il rumore che hai sentito è quando passano la barriera del suono"
Lo incontro, e mi spiega la differenza del rumore che fanno gli elicotteri rispetto a quello dei droni, ne vediamo uno passare sopra la nostra testa.
Yoav adesso è in Israele. Uno dice: così vi sentite, siete vicini adesso, anche se è come chiamare all'estero [saranno 100km, non so di preciso: google permette di calcolare le distanze sono fino alla colonia più vicina, non vede proprio strade qui a Jenin]. Ma non è nemmeno così: la scheda italiana prende e quella israeliana no!

giovedì 20 giugno 2013

domenica 16 giugno 2013

Neapolis

ovvero Nablus. 300mila abitanti, una delle piu' grosse citta' palestinesi. la tomba di Giuseppe (circondata da filo spinato per evitare l'incursione di coloni), il pozzo di Giacobbe dove Gesu' ha incontrato la Samaritana, ora dentro una chiesa ortodossa circondata di fiori tropicali, il campo profughi, una consistente comunita' cristiana, pochi samaritani ancora presenti sulla collina di Jarizim.
mi ci accompagna un professore inglese che va a visitare la sorella di un'amica ormai in fin di vita, ospite dalle suore di Madre Teresa in un centro cadente e fuori da tutto.

sabato 15 giugno 2013

el baba fransis

il paese più vicino all'università è a maggioranza cristiana, l'unico nei dintorni. oggi sono stata alla messa serale con un professore americano che insegna in università.
banchi a destra: uomini, banchi a sinistra: donne. l'unica parola che ho capito, oltre a salam, alleluia e kirye eleison, è stato il nome del papa in arabo.

venerdì 14 giugno 2013

arab idol /2

[mi traduce la portinaia] canta mohammed asaf (v. puntata precedente), dopo che ha concluso, il conduttore gli legge una lettera inviata da un detenuto palestinese in una prigione israeliana. dice che in prigione stanno facendo lo sciopero della fame per potere avere le trasmissioni dell'MBC e vederlo in televisione. i palestinesi presenti in studio festeggiano come matti.

giovedì 13 giugno 2013

wall/fence/muro

E' stupefacente come il concetto di dentro/fuori dal muro sia estremamente soggettivo. Più di un palestinese col quale sono entrata in conversazione a riguardo, infatti, parla di Israele come "dentro" al muro.
Ma voi guardando la mappa non direste piuttosto il contrario?


venerdì 7 giugno 2013

arab idol

Arab idol penso che sia la versione araba del programma American idol, che in Italia sembra sia stato chiamato Xfactor. tra i partecipanti c'è un ragazzo di Gaza, è l'idolo delle ragazze del dormitorio!

nei sottotitoli che scorrono, per votare da casa, ci sono i numeri telefonici per tutti i paesi arabofoni possibili, dall'Oman al Libano al Sudan!

mercoledì 5 giugno 2013

domenica 2 giugno 2013

sabato 1 giugno 2013

weekend in Galilea


I miei ospiti mi trattano come una figlia, mi portano in piscina in un kibbutz vicino al Lago di Tideriade, in un centro costruito dalla mamma di un ventenne morto nella guerra col Libano. Intorno piantagioni di banane, mango e avocado. Mi portano a cena in un locale in una vecchia casa sul confine con la Giordania. Per caso quella sera c'è una festa nell'area militare, la rete elettrificata col filo spinato è aperta. Entriamo di soppiatto a vedere i resti di due ponti, uno romano e l'altro ottomano bombardati in qualche scontro. Il Giordano, poco piu' grande di un rigagnolo, scorre di sotto a segnare il confine tra i due stati.
Mi spiegano dei kibbutz, di cosa sono diventati. Lui ci è nato. Assente la moglie, che non vorrebbe, riesce anche a raccontarmi di quando è stato in guerra, delle ferite che ha subito.
Coltivano gli ulivi e abitano in una casa circondata da fiori.

Passo in mezzora da qui


a qui:


Il contrasto mi fa girare la testa. Qui le ragazze mi spiegano che per i palestinesi nei Territori la carta di identità di colore verde, per quelli che stanno in Israele è blu, come per tutti gli israeliani. Ma quando passano il check point, venendo dall'università, nei territori, per andare a casa a Nazareth o altre cittadine, vengono fermati e controllati. [Attendo con loro, non sono infastiditi, lasciano fare]. La cosa che più le rattrista è che se trovano un moroso che sta dall'altra parte allora quello tra i due che ha il cartellino blu deve rinunciare ai propri privilegi, le cose si complicano insomma. Tanti hanno cugini e parenti in altri posti, a Gaza, in Giordania. Una viene da Qalqilya [città araba famosa per essere circondata quasi interamente dal muro], Gerusalemme l'ha vista solo quand'era piccola. Si stupisce quando viene a sapere che conosco parte della questione israelo-palestinese, pensa che sia venuta qui per seguire l'università.


Racconto ai miei ospiti della fattoria cosa succede al checkpoint. Loro non ne hanno la più pallida idea, fanno parte di quella parte di Israeliani che nei territori non mettono piede e forse preferiscono ignorare che esistano.

Dunque: L'ONG non sa che ho un moroso israeliano, i miei suoceri non vorrebbero sapere cosa faccio, i palestinesi non possono uscire dai Territori, gli Israeliani non ci possono entrare. E io, sto in mezzo.

mercoledì 29 maggio 2013

formati diversi

Camminando per la strada mi fermano le ragazze dello studentato, ma non le riconosco con il velo addosso.
Raggiungo nel suo ufficio il professore, da cui ho bisogno di un documento scannerizzato da spedire a Bologna. Il file che mi ha spedito ieri era qualcosa come ^$£ç°.|"?...
Prova a capire cosa sia successo, mi mostra il file originale sul suo computer, ma mi rendo conto che non capisce cosa dico sul formato del file che mi potrebbe spedire. Ma ha la soluzione in pugno! mi porta dalla segretaria, una donnina col velo che dice che lo scanner è rotto, funziona male. "ah è un po' che funzionano male, ma la settimana prossima ne arriva uno nuovo, inshallah" mi dice il prof. MA SE IO HO VISTO QUEL FILE NEL TUO COMPUTER!
Mi porta dal preside della facoltà che mi porge la tastiera e mi fa rispedire il file dal suo computer e khalas, finito, risolto.
Oggi dovrei approfittare di una ragazza di Nazareth per salire su un bus (l'ha prenotato lei al telefono, no public transport) fino ad Afula, che è a 30 km da qua ma oltre il confine. Lì dovrebbero recuperarmi degli amici di Yoav e così forse riesco a prelevare dei soldi, che qui in Cisgiordania non ci riesco e sto rimanendo senza. Sperando che non mi facciano storie al check point.

martedì 28 maggio 2013

telenovela/3

"Anna, did you meet any celebrity?"
"No"
"A famous person..."
"No, I don't care"
"I am dreaming of meeting John Seena"
"Who is that?"
"John Sina, a wrestler"
...ah

lunedì 27 maggio 2013

telenovela/2

Oggi ci sono le elezioni studentesche, una cosa seria, mica come da noi. Girano tutti con addosso delle sciarpine o kefie del colore del partito, gran bandiere in giro. Ci sono gli stessi partiti della politica. Mi son fatta dare la sciarpina di tutti. La portinaia mi ha spiegato bene che:
bianco = fatah
verde = hamas
nero+giallo = jihad
rosso = sinistra, facile
Conosco già un po' di persone in giro. Non che sia difficile: io sono un semaforo acceso che cammina e sono tutti stra disponibili. Pensano che io sia tedesca o americana.
Le ragazze della sala TV mi hanno invitato a prendere con loro mangiare da asporto: plumcake (??).
- Anna do you have facebook account? - No. - WHYY?
- Anna do you want to straight your hair? -No grazie, mi piacciono ricci i miei capelli...

domenica 26 maggio 2013

Doccia calda a Jenin

Vengo dalla sala TV, dove mi sono fermata a guardare una telenovela libanese con le ragazze. Mi offrono un dolcissima fetta di torta e un altrettanto dolce succo cui non posso rinunciare. Ne approfitto per rispolverare il mio arabo. Sono (temporaneamente?) in una stanza tutta per me nello studentato per le ragazze. Non è male, se non si sottilizza sullo stato dei mobili e degli attrezzi in cucina. C'è anche il bagno e il frigo in camera.
 Jenin è in realtà a una dozzina di kilometri da qua, il paese più vicino è a 3-4 km. Li si può raggiungere con i taxi-collettivi o bus, quando c'e' lezione all'università. Oltretutto il cancello d'entrata nel “campus” chiude alle 8 di sera, per cui sono praticamente chiusa qui dentro.
Al pomeriggio abbiamo visitato la discarica, collegata indirettamente al progetto. Sopra ci volavano diversi fenicotteri (?).
Sul progetto di cui mi occupo sono per il momento abbastanza scettica. Dei vari attori che abbiamo incontrato fino ad ora (i responsabili della discarica, le varie autorità nell'università) non ce n'è uno che sembri saperne qualcosa, e allo stesso tempo si mostrano tutti interessati e certamente volenterosi di partecipare. Questo a parole, più che altro. Perchè intanto non c'è alcuna assunzione di responsabilità e attendono una ragazzina dall'Italia per organizzare almeno gli incontri tra di loro.

Saluto la mia compagna di stanza e vado a dormire, con il vento che ulula fuori come la mia prima notte a Gerusalemme.

sabato 25 maggio 2013

Primi giorni

Un giorno che sembra una settimana.
Ieri ho incontrato il tipo della mia associazione che è qui temporaneamente, su un progetto a Betlemme, per metterci d'accordo per andare in macchina domani verso Jenin. Ha contattato l'università e sembra che per il momento sarò ospite in un dormitorio con altre ragazze palestinesi.
Per il resto, il progetto parte dal momento in cui io arrivo, quindi il mio ruolo sarà più che altro di organizzare gli incontri, capire chi (vuole) fare cosa, mettere delle scadenze e fare in modo che le cose tornino a funzionare. Da dicembre, quando se ne è partita l'altra ragazza di Bologna, che qui ci ha abitato due mesi, non si sa cosa abbiano fatto. Ma probabilmente, visto come han lavorato mentre il progetto era in corso, non ci si aspetta che siano andati avanti a fare il  compostaggio e la raccolta differenziata in questo piccolo villaggio.
Vedremo.
Nel frattempo qui incontro i parenti (acquisiti) e per muovermi da una parte all'altra di Gerusalemme faccio chilometri a piedi, sotto un sole che ieri era inclemente.
L'amico di Yoav mi porta a passeggiare nel quartiere, intanto mi racconta di come sia scappato dall'unione sovietica (è nato a Minsk) quando aveva 6 anni e son venuti a stare qua, inizialmente senza casa e dentro un albergo in centinaia di russi.
La sua ragazza ieri mi ha portato a una manifestazione che fanno ogni settimana contro l'occupazione, più o meno lecita o riconosciuta, di alcune case da parte di israeliani in un quartiere a maggioranza palestinese. Sono andata per rendermi conto, è una cosa di cui parlano le notizie a volte. Non facendo parte di alcuna organizzazione qui, mi sento libera di andarci senza ripercussioni sul loro operato. E poi ero con una ragazza del posto che capiva quel che dicevano e mi spiegava tutto.
I manifestanti erano quasi tutti israeliani, c'era un bel gruppo di percussioni, bambini palestinesi che giravano tra noi in ciabatte saltando al ritmo dei tamburi, qualche donna col velo che rideva incuriosita e si univa al corteo quando passavamo davanti alla loro casa.
Alla sera siamo stati nel parco (l'unico, e anche un po' irreale) della città, alla proiezione di un film. Il cinema all'aperto non è cosa comune, qui, mi fan capire. E' una protesta contro un grosso cinema multisala che aprirà tra mesi, che le autorità vorranno tenere chiuso il sabato, per rispetto degli ebrei osservanti.
Questo parco è notevole, mi fa notare la sorella di Yoav: ci trovi le mamme ebree ortodosse a passeggio con i loro 5 bambini a testa, famiglie palestinesi che fanno il barbecue fumando il narguile, giovani che fanno jogging.
Oggi andiamo con la sorella a pranzo dai genitori di Yoav. I tempi qui sono estremamente dilatati, mi danno appuntamento all'una con l'intento di mangiare alle due. Mi viene già fame all'idea!

venerdì 24 maggio 2013

nella santa tra le sante

Gerusalemme mi accoglie con i suoi caotici quartieri di ovest, quelli abitati dai 'neri' ultraortodossi, numerosi sui marciapiedi, quelli dei locali frequentati fino a tardi dai giovani, musica che si riversa sulla strada tra i clacson, quelli adiacenti al mercato, con viuzze sporche e trascurate, dove, all'ultimo e quinto piano di un edificio fatiscente dalla scala vertiginosa, abitano gli amici che mi ospitano.
Rimarrò qui un altro paio di notti prima di partire verso Nord.

mercoledì 22 maggio 2013

e io ri-parto

ci sono cose che ci spaventano, ci sono cose che passano. ci sono cose che ci fanno crescere, ci sono cose che ci fanno male. solo il tempo ce le fa capire.
"a me basta partire", mi ha detto un'amica.
a me basta ritornare.

venerdì 17 maggio 2013

quant'e'

scena già vista: il controllore chiede il biglietto ad un ragazzo africano, che ne è totalmente sprovvisto, lascia il nostro vagone per fare ritorno dopo pochi minuti con un altro signore, presumo un poliziotto in borghese. sono cortesi, provano a fargli capire che se vuole stare sul treno deve pagare il biglietto + la multa, altrimenti dovrebbe scendere alla prossima fermata. nell'indecisione generale il treno intanto e' veramente fermo ad una stazione e tra gli altri sale anche una ragazza.
ci mette poco a comprendere la situazione, si avvicina al gruppo, che non ha ancora raggiunto toni animati, e chiede: "quant'e'?". "otto euro e sessanta" il controllore, che non si capacita della situazione.
la ragazza paga, "thank you very much". questo no che non l'avevo visto mai.
e' africana anche lei.

mercoledì 15 maggio 2013

credenze

A volte mi ritrovo in situazioni divertenti, quando mi ritrovo con persone che non sanno tutta la mia storia. Stavo raccontando a un'altra dottoranda che sto per partire per la Palestina e lei cerca animatamente di informarmi di quanto cattivi siano gli Israeliani, “se sanno che sei italiana ti faranno problemi”, “ma dove, in entrata, all'aeroporto?” dico. “ah all'eroporto e anche a quei controlli che ti fanno per passare il confine [checkpoint], appena sanno che sei italiana ti rompono le scatole, perche' sanno che gli italiani sono filo-palestinesi”. “fanno storie anche a tutti” le dico, fanno storie comunque. E poi, io me ne sto per sposare uno di israeliano. Ma questo non glielo dico...

venerdì 10 maggio 2013

Il vicino è sempre più verde

Premessa: tempo fa Yoav aveva dimenticato a casa le chiavi per entrare e il vicino l'aveva aiutato facendolo salire da casa sua sul tetto, da dove forzando un po' la porta d'accesso alla camera è riuscito a rientrare in casa.

Un paio di giorni fa, Yoav sta lavorando a casa nel primo pomeriggio quando comincia a piovere, quel tipo di pioggia dalle gocce grandi che bagna tutto subito, e gli viene in mente che ci sono i panni stesi ad asciugare fuori sul tetto.
Corre fuori trafelato, recupera tutto in fretta ed esce di casa così com'è per stendere le cose sul terrazzo fuori dalla porta.
Una volta finito, fa per tornare in casa bello felice quand'ecco che -BAM!- la porta di casa si chiude per il gran vento e Yoav rimane fuori senza le chiavi...
Esattamente in quel momento arriva il vicino sul pianerottolo, uno scambio di sguardi, Yoav lo guarda complice, il personaggio abbassa gli occhi e fa: “eh no, questa volta no”, ed entra in casa chiudendosi la porta alle spalle.

sabato 20 aprile 2013

SOS

"Anna could you answer this as soon as you can, P. is kicking me out of his house" mi arriva questa mail da una ragazzo polacco che conosco appena. lavoriamo insieme per il signor P. che si trova in toscana e a quanto pare lo sta cacciando di casa. andremo a prenderlo stasera alla stazione, e domani ritorna in polonia. non ho mai sentito una cosa del genere.

domenica 14 aprile 2013

giovedì 11 aprile 2013

Musica mongola

A me la musica aiuta un sacco, porta via i pensieri tristi. Questi vengono da soli, senza bussare. Mi dico che e' la condanna di chi decide di partire, sentirsi lontano da tutti e di appartenere a niente. Eppure c'e' anche chi parte e trova, chi trova e parte, chi parte e continua a partire, chi trova e continua a trovare, chi cerca e trova, chi continua a cercare. Allora sta solo alla personalita' e alle sue possibilita' di manifestazione. Viva la diversita'.Incontro ogni giorno decine di persone, volti anonimi, volti che ricordano qualcuno, niente di nuovo, tutto in-atteso. Desideri di mondi lontani fendono l'aria dentro il vagone.

domenica 7 aprile 2013

la nuova serra!

costruita con tutto materiale di recupero (anche il tavolo).
l'abbiamo messa sul tetto e ci abbiamo seminato rucola e prezzemolo.


     

sabato 6 aprile 2013

Burro di arachidi

"senza zucchero" non vuol dire "salato".

martedì 2 aprile 2013

tutto viene, tutto passa


molto intuitivo e condivisibile, ma forse bisogna essere abbastanza vecchi per viverlo veramente.

domenica 24 marzo 2013

pulizie di pasqua

anche quest'anno pesach, la pasqua ebraica, cade in possimità della nostra pasqua cristiana.
bisogna fare le pulizie,aggiustare le cose rotte, cambiare le lenzuola!
ieri abbiamo messo per aria la casa per pulire bene tutto,
è rispuntata l'amaca e l'abbiamo appesa al soppalco.
oggi è il turno della cucina, e io mi metto in sala per non vedere, troppo doloroso.
ciao farina, ciao lievito, ciao pane e cracker, ciao pizza e piadine, ciao pasta, ciao riso, ciao mais polenta e pop corn, ciao ceci e humus, ciao fagioli lenticchie piselli, ciao farro, ciao orzo, ciao caffè di orzo, ciao riso soffiato biscotti muesli arachidi e semini vari,
ci vediamo tra una settimana...
stasera siamo invitati presso una famiglia a Cremona per celebrare insieme layla ha seder, la sera della vigilia della pasqua (quella del giovedì santo per capirsi). quello che si fa è spiegato bene qua: https://it.wikipedia.org/wiki/Pesach#Vigilia_e_celebrazione