mercoledì 29 maggio 2013

formati diversi

Camminando per la strada mi fermano le ragazze dello studentato, ma non le riconosco con il velo addosso.
Raggiungo nel suo ufficio il professore, da cui ho bisogno di un documento scannerizzato da spedire a Bologna. Il file che mi ha spedito ieri era qualcosa come ^$£ç°.|"?...
Prova a capire cosa sia successo, mi mostra il file originale sul suo computer, ma mi rendo conto che non capisce cosa dico sul formato del file che mi potrebbe spedire. Ma ha la soluzione in pugno! mi porta dalla segretaria, una donnina col velo che dice che lo scanner è rotto, funziona male. "ah è un po' che funzionano male, ma la settimana prossima ne arriva uno nuovo, inshallah" mi dice il prof. MA SE IO HO VISTO QUEL FILE NEL TUO COMPUTER!
Mi porta dal preside della facoltà che mi porge la tastiera e mi fa rispedire il file dal suo computer e khalas, finito, risolto.
Oggi dovrei approfittare di una ragazza di Nazareth per salire su un bus (l'ha prenotato lei al telefono, no public transport) fino ad Afula, che è a 30 km da qua ma oltre il confine. Lì dovrebbero recuperarmi degli amici di Yoav e così forse riesco a prelevare dei soldi, che qui in Cisgiordania non ci riesco e sto rimanendo senza. Sperando che non mi facciano storie al check point.

martedì 28 maggio 2013

telenovela/3

"Anna, did you meet any celebrity?"
"No"
"A famous person..."
"No, I don't care"
"I am dreaming of meeting John Seena"
"Who is that?"
"John Sina, a wrestler"
...ah

lunedì 27 maggio 2013

telenovela/2

Oggi ci sono le elezioni studentesche, una cosa seria, mica come da noi. Girano tutti con addosso delle sciarpine o kefie del colore del partito, gran bandiere in giro. Ci sono gli stessi partiti della politica. Mi son fatta dare la sciarpina di tutti. La portinaia mi ha spiegato bene che:
bianco = fatah
verde = hamas
nero+giallo = jihad
rosso = sinistra, facile
Conosco già un po' di persone in giro. Non che sia difficile: io sono un semaforo acceso che cammina e sono tutti stra disponibili. Pensano che io sia tedesca o americana.
Le ragazze della sala TV mi hanno invitato a prendere con loro mangiare da asporto: plumcake (??).
- Anna do you have facebook account? - No. - WHYY?
- Anna do you want to straight your hair? -No grazie, mi piacciono ricci i miei capelli...

domenica 26 maggio 2013

Doccia calda a Jenin

Vengo dalla sala TV, dove mi sono fermata a guardare una telenovela libanese con le ragazze. Mi offrono un dolcissima fetta di torta e un altrettanto dolce succo cui non posso rinunciare. Ne approfitto per rispolverare il mio arabo. Sono (temporaneamente?) in una stanza tutta per me nello studentato per le ragazze. Non è male, se non si sottilizza sullo stato dei mobili e degli attrezzi in cucina. C'è anche il bagno e il frigo in camera.
 Jenin è in realtà a una dozzina di kilometri da qua, il paese più vicino è a 3-4 km. Li si può raggiungere con i taxi-collettivi o bus, quando c'e' lezione all'università. Oltretutto il cancello d'entrata nel “campus” chiude alle 8 di sera, per cui sono praticamente chiusa qui dentro.
Al pomeriggio abbiamo visitato la discarica, collegata indirettamente al progetto. Sopra ci volavano diversi fenicotteri (?).
Sul progetto di cui mi occupo sono per il momento abbastanza scettica. Dei vari attori che abbiamo incontrato fino ad ora (i responsabili della discarica, le varie autorità nell'università) non ce n'è uno che sembri saperne qualcosa, e allo stesso tempo si mostrano tutti interessati e certamente volenterosi di partecipare. Questo a parole, più che altro. Perchè intanto non c'è alcuna assunzione di responsabilità e attendono una ragazzina dall'Italia per organizzare almeno gli incontri tra di loro.

Saluto la mia compagna di stanza e vado a dormire, con il vento che ulula fuori come la mia prima notte a Gerusalemme.

sabato 25 maggio 2013

Primi giorni

Un giorno che sembra una settimana.
Ieri ho incontrato il tipo della mia associazione che è qui temporaneamente, su un progetto a Betlemme, per metterci d'accordo per andare in macchina domani verso Jenin. Ha contattato l'università e sembra che per il momento sarò ospite in un dormitorio con altre ragazze palestinesi.
Per il resto, il progetto parte dal momento in cui io arrivo, quindi il mio ruolo sarà più che altro di organizzare gli incontri, capire chi (vuole) fare cosa, mettere delle scadenze e fare in modo che le cose tornino a funzionare. Da dicembre, quando se ne è partita l'altra ragazza di Bologna, che qui ci ha abitato due mesi, non si sa cosa abbiano fatto. Ma probabilmente, visto come han lavorato mentre il progetto era in corso, non ci si aspetta che siano andati avanti a fare il  compostaggio e la raccolta differenziata in questo piccolo villaggio.
Vedremo.
Nel frattempo qui incontro i parenti (acquisiti) e per muovermi da una parte all'altra di Gerusalemme faccio chilometri a piedi, sotto un sole che ieri era inclemente.
L'amico di Yoav mi porta a passeggiare nel quartiere, intanto mi racconta di come sia scappato dall'unione sovietica (è nato a Minsk) quando aveva 6 anni e son venuti a stare qua, inizialmente senza casa e dentro un albergo in centinaia di russi.
La sua ragazza ieri mi ha portato a una manifestazione che fanno ogni settimana contro l'occupazione, più o meno lecita o riconosciuta, di alcune case da parte di israeliani in un quartiere a maggioranza palestinese. Sono andata per rendermi conto, è una cosa di cui parlano le notizie a volte. Non facendo parte di alcuna organizzazione qui, mi sento libera di andarci senza ripercussioni sul loro operato. E poi ero con una ragazza del posto che capiva quel che dicevano e mi spiegava tutto.
I manifestanti erano quasi tutti israeliani, c'era un bel gruppo di percussioni, bambini palestinesi che giravano tra noi in ciabatte saltando al ritmo dei tamburi, qualche donna col velo che rideva incuriosita e si univa al corteo quando passavamo davanti alla loro casa.
Alla sera siamo stati nel parco (l'unico, e anche un po' irreale) della città, alla proiezione di un film. Il cinema all'aperto non è cosa comune, qui, mi fan capire. E' una protesta contro un grosso cinema multisala che aprirà tra mesi, che le autorità vorranno tenere chiuso il sabato, per rispetto degli ebrei osservanti.
Questo parco è notevole, mi fa notare la sorella di Yoav: ci trovi le mamme ebree ortodosse a passeggio con i loro 5 bambini a testa, famiglie palestinesi che fanno il barbecue fumando il narguile, giovani che fanno jogging.
Oggi andiamo con la sorella a pranzo dai genitori di Yoav. I tempi qui sono estremamente dilatati, mi danno appuntamento all'una con l'intento di mangiare alle due. Mi viene già fame all'idea!

venerdì 24 maggio 2013

nella santa tra le sante

Gerusalemme mi accoglie con i suoi caotici quartieri di ovest, quelli abitati dai 'neri' ultraortodossi, numerosi sui marciapiedi, quelli dei locali frequentati fino a tardi dai giovani, musica che si riversa sulla strada tra i clacson, quelli adiacenti al mercato, con viuzze sporche e trascurate, dove, all'ultimo e quinto piano di un edificio fatiscente dalla scala vertiginosa, abitano gli amici che mi ospitano.
Rimarrò qui un altro paio di notti prima di partire verso Nord.

mercoledì 22 maggio 2013

e io ri-parto

ci sono cose che ci spaventano, ci sono cose che passano. ci sono cose che ci fanno crescere, ci sono cose che ci fanno male. solo il tempo ce le fa capire.
"a me basta partire", mi ha detto un'amica.
a me basta ritornare.

venerdì 17 maggio 2013

quant'e'

scena già vista: il controllore chiede il biglietto ad un ragazzo africano, che ne è totalmente sprovvisto, lascia il nostro vagone per fare ritorno dopo pochi minuti con un altro signore, presumo un poliziotto in borghese. sono cortesi, provano a fargli capire che se vuole stare sul treno deve pagare il biglietto + la multa, altrimenti dovrebbe scendere alla prossima fermata. nell'indecisione generale il treno intanto e' veramente fermo ad una stazione e tra gli altri sale anche una ragazza.
ci mette poco a comprendere la situazione, si avvicina al gruppo, che non ha ancora raggiunto toni animati, e chiede: "quant'e'?". "otto euro e sessanta" il controllore, che non si capacita della situazione.
la ragazza paga, "thank you very much". questo no che non l'avevo visto mai.
e' africana anche lei.

mercoledì 15 maggio 2013

credenze

A volte mi ritrovo in situazioni divertenti, quando mi ritrovo con persone che non sanno tutta la mia storia. Stavo raccontando a un'altra dottoranda che sto per partire per la Palestina e lei cerca animatamente di informarmi di quanto cattivi siano gli Israeliani, “se sanno che sei italiana ti faranno problemi”, “ma dove, in entrata, all'aeroporto?” dico. “ah all'eroporto e anche a quei controlli che ti fanno per passare il confine [checkpoint], appena sanno che sei italiana ti rompono le scatole, perche' sanno che gli italiani sono filo-palestinesi”. “fanno storie anche a tutti” le dico, fanno storie comunque. E poi, io me ne sto per sposare uno di israeliano. Ma questo non glielo dico...

venerdì 10 maggio 2013

Il vicino è sempre più verde

Premessa: tempo fa Yoav aveva dimenticato a casa le chiavi per entrare e il vicino l'aveva aiutato facendolo salire da casa sua sul tetto, da dove forzando un po' la porta d'accesso alla camera è riuscito a rientrare in casa.

Un paio di giorni fa, Yoav sta lavorando a casa nel primo pomeriggio quando comincia a piovere, quel tipo di pioggia dalle gocce grandi che bagna tutto subito, e gli viene in mente che ci sono i panni stesi ad asciugare fuori sul tetto.
Corre fuori trafelato, recupera tutto in fretta ed esce di casa così com'è per stendere le cose sul terrazzo fuori dalla porta.
Una volta finito, fa per tornare in casa bello felice quand'ecco che -BAM!- la porta di casa si chiude per il gran vento e Yoav rimane fuori senza le chiavi...
Esattamente in quel momento arriva il vicino sul pianerottolo, uno scambio di sguardi, Yoav lo guarda complice, il personaggio abbassa gli occhi e fa: “eh no, questa volta no”, ed entra in casa chiudendosi la porta alle spalle.