il personale in servizio sfoggia un inequivocabile accento romanaccio, e la maggior parte si rivolge a me pensando io non sia italiana, come l'addetta alla sicurezza che continua a urlarmi dietro in qualche lingua straniera, convinta che il mio dolce orientale impachettato nel bagaglio a mano possa essere usato come esplosivo nell'aereo.
per chi voleva sapere come è andata la cena di shabbat, consiglio di passarla presso una famiglia accogliente avvolta in una bella casa di legno, che ti fa sentire bene anche se c'è chi ha da partire.
per chi voleva sapere la soluzione possibile al conflitto israelopalestinese, si arrenda ad un ennesimo sapore di amaro in bocca. c'è chi l'ha chiamata "un malato terminale". vada poi a spiegare le guardie di sicurezza, armate di mitra, che stanno di sorveglianza sugli operai palestinesi, assunti per costruire le case negli insediamenti israeliani.
per chi si chieda come sia viaggiare con una matta che regala palloncini colorati a chiunque le vada a genio e si rifiuta di esibire il passaporto alle autorità, guardi il mio sorriso mentre lo racconto.
per chi ancora volesse sapere cosa mi passi per la testa adesso, pensi ad un gruppo di bici che si inerpica sull'appennino.