giovedì 27 giugno 2013

Una famiglia palestinese /2

L'anziana signora mi accompagna a visitare tutte le stanza della casa, elencandomi per ognuna le misure dei lati, per mostrarmi quanto e' grande, due salotti, una cucina per starci a pranzo con i nove figli. Tra le foto alla parete ce n'e' anche una di Iman, la ragazza che miha portato li', quando ha incontrato Arafat da giovane. C'e' anche un'immagine di Arafat a cavallo alla conquista di Gerusalemme.
Mi portano in un'altra casa, entriamo in un salotto dove siedono sui 4 o piu- divani messi a quadrato, almeno una dozzina di donne. Passano il tempo bevendo caffe' o pepsi, e fumando. Quando si preparano per uscire assisto ad almeno quattro modi diversi di mettere il velo. Mi parlano addosso in arabo, tutte contemporaneamente, capisco solo una parola ogni tanto.

Mi chiedono da dove venga il mio nome. Dico che e' un nome ebreo. Mi guardano incredule. Viene dalla Bibbia, spiego. Capiscono ancora meno: cosa centra la Bibbia con I Cristiani? C'e' il Corano, la Torah, la Bibbia. Provo a spiegargli che Gesu' era ebreo, ma niente. Sono due cose diverse.
 

martedì 25 giugno 2013

scacchi

Parlo con Khaled, il capo del villaggio. Lo conosco abbastanza bene, sono anche stata ospite a cena a casa sua una sera. Gli chiedo cosa pensa di un tale personaggio, che è uno dei fondatori del freedom theatre [progetto davvero interessante], ora in carcere a Ramallah.
Mi dice che non gli piacciono quelli che usano le pistole. Si spiega: se io sono bravo, mettiamo, nello sport e tu sei brava diciamo con quel gioco, con il re ... (fa la mossa degli scacchi). Bene, che senso ha che mi metto con te a fare sport? .... (lo guardo senza capire) ... Sai di là quante armi hanno?
Passo la mattina a mappare con delle ragazze dell'università i cassonetti in giro per il paese, tutto schiacciato sulla rete di separazione che segna il confine a ridosso di un check-point. Tempo le 10 già si lamentano che fa troppo caldo, ma continuiamo sotto il sole per altre due ore mentre usano il mio quaderno per ripararsi, fino a che tutti esausti lasciamo perdere GPS e coordinate e ci facciamo accompagnare da Khaled fino a Jenin. La generosità e l'ospitalità di questa gente non cessa mai di stupirmi.




visto che ha vinto

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=608318
oggi khaled ha detto cha ha fatto di più questo ragazzino, per l'unità palestinese, che in 60 anni tutti i politici messi insieme

la barriera del suono

Nell'arco di tempo di un quarto d'ora, due boati enormi, come di un'esplosione.
Chiamo Yoav, su skype, mi dice: "Anna, può anche essere, ogni tanto sparano a qualcuno, sei in un paese in guerra"
Sento un continuo rumore di elicotteri o aerei da lontano, non riconosco bene.
Chiamo il professore di inglese, belga, che insegna qui in università "Ah ah - mi scoppia a ridere al telefono - sono aerei che volano tanto bassi e il rumore che hai sentito è quando passano la barriera del suono"
Lo incontro, e mi spiega la differenza del rumore che fanno gli elicotteri rispetto a quello dei droni, ne vediamo uno passare sopra la nostra testa.
Yoav adesso è in Israele. Uno dice: così vi sentite, siete vicini adesso, anche se è come chiamare all'estero [saranno 100km, non so di preciso: google permette di calcolare le distanze sono fino alla colonia più vicina, non vede proprio strade qui a Jenin]. Ma non è nemmeno così: la scheda italiana prende e quella israeliana no!

giovedì 20 giugno 2013

domenica 16 giugno 2013

Neapolis

ovvero Nablus. 300mila abitanti, una delle piu' grosse citta' palestinesi. la tomba di Giuseppe (circondata da filo spinato per evitare l'incursione di coloni), il pozzo di Giacobbe dove Gesu' ha incontrato la Samaritana, ora dentro una chiesa ortodossa circondata di fiori tropicali, il campo profughi, una consistente comunita' cristiana, pochi samaritani ancora presenti sulla collina di Jarizim.
mi ci accompagna un professore inglese che va a visitare la sorella di un'amica ormai in fin di vita, ospite dalle suore di Madre Teresa in un centro cadente e fuori da tutto.

sabato 15 giugno 2013

el baba fransis

il paese più vicino all'università è a maggioranza cristiana, l'unico nei dintorni. oggi sono stata alla messa serale con un professore americano che insegna in università.
banchi a destra: uomini, banchi a sinistra: donne. l'unica parola che ho capito, oltre a salam, alleluia e kirye eleison, è stato il nome del papa in arabo.

venerdì 14 giugno 2013

arab idol /2

[mi traduce la portinaia] canta mohammed asaf (v. puntata precedente), dopo che ha concluso, il conduttore gli legge una lettera inviata da un detenuto palestinese in una prigione israeliana. dice che in prigione stanno facendo lo sciopero della fame per potere avere le trasmissioni dell'MBC e vederlo in televisione. i palestinesi presenti in studio festeggiano come matti.

giovedì 13 giugno 2013

wall/fence/muro

E' stupefacente come il concetto di dentro/fuori dal muro sia estremamente soggettivo. Più di un palestinese col quale sono entrata in conversazione a riguardo, infatti, parla di Israele come "dentro" al muro.
Ma voi guardando la mappa non direste piuttosto il contrario?


venerdì 7 giugno 2013

arab idol

Arab idol penso che sia la versione araba del programma American idol, che in Italia sembra sia stato chiamato Xfactor. tra i partecipanti c'è un ragazzo di Gaza, è l'idolo delle ragazze del dormitorio!

nei sottotitoli che scorrono, per votare da casa, ci sono i numeri telefonici per tutti i paesi arabofoni possibili, dall'Oman al Libano al Sudan!

mercoledì 5 giugno 2013

domenica 2 giugno 2013

sabato 1 giugno 2013

weekend in Galilea


I miei ospiti mi trattano come una figlia, mi portano in piscina in un kibbutz vicino al Lago di Tideriade, in un centro costruito dalla mamma di un ventenne morto nella guerra col Libano. Intorno piantagioni di banane, mango e avocado. Mi portano a cena in un locale in una vecchia casa sul confine con la Giordania. Per caso quella sera c'è una festa nell'area militare, la rete elettrificata col filo spinato è aperta. Entriamo di soppiatto a vedere i resti di due ponti, uno romano e l'altro ottomano bombardati in qualche scontro. Il Giordano, poco piu' grande di un rigagnolo, scorre di sotto a segnare il confine tra i due stati.
Mi spiegano dei kibbutz, di cosa sono diventati. Lui ci è nato. Assente la moglie, che non vorrebbe, riesce anche a raccontarmi di quando è stato in guerra, delle ferite che ha subito.
Coltivano gli ulivi e abitano in una casa circondata da fiori.

Passo in mezzora da qui


a qui:


Il contrasto mi fa girare la testa. Qui le ragazze mi spiegano che per i palestinesi nei Territori la carta di identità di colore verde, per quelli che stanno in Israele è blu, come per tutti gli israeliani. Ma quando passano il check point, venendo dall'università, nei territori, per andare a casa a Nazareth o altre cittadine, vengono fermati e controllati. [Attendo con loro, non sono infastiditi, lasciano fare]. La cosa che più le rattrista è che se trovano un moroso che sta dall'altra parte allora quello tra i due che ha il cartellino blu deve rinunciare ai propri privilegi, le cose si complicano insomma. Tanti hanno cugini e parenti in altri posti, a Gaza, in Giordania. Una viene da Qalqilya [città araba famosa per essere circondata quasi interamente dal muro], Gerusalemme l'ha vista solo quand'era piccola. Si stupisce quando viene a sapere che conosco parte della questione israelo-palestinese, pensa che sia venuta qui per seguire l'università.


Racconto ai miei ospiti della fattoria cosa succede al checkpoint. Loro non ne hanno la più pallida idea, fanno parte di quella parte di Israeliani che nei territori non mettono piede e forse preferiscono ignorare che esistano.

Dunque: L'ONG non sa che ho un moroso israeliano, i miei suoceri non vorrebbero sapere cosa faccio, i palestinesi non possono uscire dai Territori, gli Israeliani non ci possono entrare. E io, sto in mezzo.