Vengo dalla sala TV, dove mi sono fermata a guardare una telenovela libanese con le ragazze. Mi offrono un dolcissima fetta di torta e un altrettanto dolce succo cui non posso rinunciare. Ne approfitto per rispolverare il mio arabo. Sono (temporaneamente?) in una stanza tutta per me nello studentato per le ragazze. Non è male, se non si sottilizza sullo stato dei mobili e degli attrezzi in cucina. C'è anche il bagno e il frigo in camera.
Jenin è in realtà a una dozzina di kilometri da qua, il paese più vicino è a 3-4 km. Li si può raggiungere con i taxi-collettivi o bus, quando c'e' lezione all'università. Oltretutto il cancello d'entrata nel “campus” chiude alle 8 di sera, per cui sono praticamente chiusa qui dentro.
Al pomeriggio abbiamo visitato la discarica, collegata indirettamente al progetto. Sopra ci volavano diversi fenicotteri (?).
Sul progetto di cui mi occupo sono per il momento abbastanza scettica. Dei vari attori che abbiamo incontrato fino ad ora (i responsabili della discarica, le varie autorità nell'università) non ce n'è uno che sembri saperne qualcosa, e allo stesso tempo si mostrano tutti interessati e certamente volenterosi di partecipare. Questo a parole, più che altro. Perchè intanto non c'è alcuna assunzione di responsabilità e attendono una ragazzina dall'Italia per organizzare almeno gli incontri tra di loro.
Saluto la mia compagna di stanza e vado a dormire, con il vento che ulula fuori come la mia prima notte a Gerusalemme.