sabato 25 maggio 2013

Primi giorni

Un giorno che sembra una settimana.
Ieri ho incontrato il tipo della mia associazione che è qui temporaneamente, su un progetto a Betlemme, per metterci d'accordo per andare in macchina domani verso Jenin. Ha contattato l'università e sembra che per il momento sarò ospite in un dormitorio con altre ragazze palestinesi.
Per il resto, il progetto parte dal momento in cui io arrivo, quindi il mio ruolo sarà più che altro di organizzare gli incontri, capire chi (vuole) fare cosa, mettere delle scadenze e fare in modo che le cose tornino a funzionare. Da dicembre, quando se ne è partita l'altra ragazza di Bologna, che qui ci ha abitato due mesi, non si sa cosa abbiano fatto. Ma probabilmente, visto come han lavorato mentre il progetto era in corso, non ci si aspetta che siano andati avanti a fare il  compostaggio e la raccolta differenziata in questo piccolo villaggio.
Vedremo.
Nel frattempo qui incontro i parenti (acquisiti) e per muovermi da una parte all'altra di Gerusalemme faccio chilometri a piedi, sotto un sole che ieri era inclemente.
L'amico di Yoav mi porta a passeggiare nel quartiere, intanto mi racconta di come sia scappato dall'unione sovietica (è nato a Minsk) quando aveva 6 anni e son venuti a stare qua, inizialmente senza casa e dentro un albergo in centinaia di russi.
La sua ragazza ieri mi ha portato a una manifestazione che fanno ogni settimana contro l'occupazione, più o meno lecita o riconosciuta, di alcune case da parte di israeliani in un quartiere a maggioranza palestinese. Sono andata per rendermi conto, è una cosa di cui parlano le notizie a volte. Non facendo parte di alcuna organizzazione qui, mi sento libera di andarci senza ripercussioni sul loro operato. E poi ero con una ragazza del posto che capiva quel che dicevano e mi spiegava tutto.
I manifestanti erano quasi tutti israeliani, c'era un bel gruppo di percussioni, bambini palestinesi che giravano tra noi in ciabatte saltando al ritmo dei tamburi, qualche donna col velo che rideva incuriosita e si univa al corteo quando passavamo davanti alla loro casa.
Alla sera siamo stati nel parco (l'unico, e anche un po' irreale) della città, alla proiezione di un film. Il cinema all'aperto non è cosa comune, qui, mi fan capire. E' una protesta contro un grosso cinema multisala che aprirà tra mesi, che le autorità vorranno tenere chiuso il sabato, per rispetto degli ebrei osservanti.
Questo parco è notevole, mi fa notare la sorella di Yoav: ci trovi le mamme ebree ortodosse a passeggio con i loro 5 bambini a testa, famiglie palestinesi che fanno il barbecue fumando il narguile, giovani che fanno jogging.
Oggi andiamo con la sorella a pranzo dai genitori di Yoav. I tempi qui sono estremamente dilatati, mi danno appuntamento all'una con l'intento di mangiare alle due. Mi viene già fame all'idea!