prendo il volo per Istanbul, i miei vicini (una polacca enorme che mi ostruisce la via verso il corridoio e il suo marito italiano) vanno in Iran. sono curiosa ma non riesco ad ottenere una conversazione con loro.
a Istanbul in effetti ci sono destinazioni per tutte le citta' dell'Asia. vedo in giro giapponesi, donne dalle remote steppe della Cina e di quei paesi che finiscono per stan del tramontato regime sovietico. in bagno cerco di fingere di non aver visto una di queste (cappelli raccolti in un turbante colorato, vestito lungo fino ai piedi, oro e bracciali luccicanti, ciabatte molto scomode e consumate, magari coi tacchi, qualcosa di leopardato in qualche parte dell'abito) mentre aiutandosi con l'appoggio del lavandino si lega delle cose alle gambe con dello scotch marrone da pacchi. arrivo quando sta gia' tirando su i pantaloni, tutti rigonfi dal contenuto, e copre il tutto tramite la gonna lunga con maestria...
poco prima di accedere all'affollatissimo controllo passaporti mi avvicino ad una signora italiana. sta chiedendo aiuto ad un ragazzo turco (in italiano) perche' all'aeroporto Marco Polo le avevano detto che lei e suo marito avrebbero trovato qualcuno che li avrebbe aiutati a salire sul volo per Tashkent. "E' in Turchia?" le chiedo. mi guarda stupita "E' in Uzbekistan!". non la so aiutare, e mi dirigo al mio gate.
in attesa con me c'e' un gruppo di scout svizzeri vestiti tutti a puntino, tanto che Baden Powell in confronto non sembra serio. mi dico che ogni volta mi becco dei gruppi assurdi: l'altra volta le donne sordomute in gita, questa volta gli Super-scout?!?
la sicurezza dell'aeroporto turca ci prende da parte e ci fa le domande che normalmente fanno all'aeroporto a Tel Aviv, ma non riescono ad esseri cattivi come gli israeliani. in ogni caso veniamo classificati gia' prima della partenza. speriamo bene, mi dico.
arrivo a Tel Aviv verso le 3 di notte, l'aeroporto e' praticamente vuoto. al controllo passaporti dico "Hi" e mostro la pagina con il visto studenti. ho pronta la lettera di invito dell'universita' israeliana e anche quella della universita' europea che prova che ho una borsa, speriamo bene. l'addetta prende il mio passaporto, lo guarda e me lo da, senza una parola. "Fatto??" le chiedo. alza le spalle. neanche una domanda? che delusione...