ci prepariamo al giorno dell'espiazione, con le sue 25 ore di digiuno totale, cucinando tutta la mattina precedente.
la sera prima delle cinque consumiamo il nostro ultimo pasto e andiamo alla sinagoga che ci ha indicato un'amica italiana, dove si segue il rito sefardita tripolino [ulteriori approfondimenti sono richiesti per capire il significato di questo accostamento di parole]. ascolto per un'ora queste litanie cantate alla maniera araba senza capire bene cosa sto leggendo, solo seguendo col dito le lettere ebraiche sul testo, a disposizione per tutti in entrata (alla sera avremo letto piu' di un centinaio di pagine, per darvi l'idea).
il giorno seguente le strade di Tel Aviv sono vuote:
si dice che alcuni ne approfittino per fare in bici l'autostrada Gerusalemme - Tel Aviv...!
aspettiamo il pomeriggio per andare in sinagoga. questa volta si tratta di una comunita' locale, non abbiamo forze per spostarci al di la' del quartiere. Yoav segue la liturgia con gli uomini al piano terra, tutti coperti con il telo bianco, quello con le strisce ai bordi, e vestiti a festa con le scarpe da ginnastica (non si possono indossare capi di pelle oggi). Io mi aggiungo alle donne al piano di sopra, passando disgustata per una sporcizia che non mi aspetterei affatto in un luogo sacro.
finalmente, dopo un rimprovero di un paio di signore per il fatto di tenere alte le gambe (si vede sotto?) e penso 5 rosari (perso il conto diverse volte) recitati tra me e me osservando i gesti teatralmente esagerati dell'uomo che cantava di sotto, dopo una serie di scambi di sguardi con Yoav tra le grate per capire che ora fosse, finalmente arriva il suono dello shofar, il corno, e corriamo a casa a mangiare.
amen