lunedì 9 giugno 2014

jordan/1

mi trovo nella casa, nel centro di Amman, di una ragazza olandese che lavora qui per la cooperazione internazionale. abita con il suo ragazzo, di origini irakeno-palestinese, in una casa che costa da sola piu' dello stipendio medio giordano. e' una ragazza disponibilissima e sorridente, mi ospita come una cara amica anche se fino ad ora mi ha visto solo una volta (al forum palestinese sull'acqua, vedi post qualche settimana fa). lui fa il gioielliere, ma non mi parla molto, e' tornato a casa e si e' incollato al computer a fare un gioco di ruolo fumando sigarette. intanto la ragazza e' andata in palestra, un posto molto costoso e elitario, pero' e' uno dei pochi in qui si puo' sentire libera di muoversi. a sentire i suoi racconti mi sembra quando io ero al Cairo. il fatto di dover stare sempre coperti e avere a che fare con gente lungo la strada che ti tratta male perche' sei straniera e tassisti che continuano a suonare il clacson per attirare la tua attenzione.
nonostante l'affitto sia caro, ed abbiano in casa una stanza vuota, dice che non vuole cambiare casa perche' nell'ultimo paio d'anni gli affitti sono saliti tantissimo, a causa dell'aumento di stranieri che vengono a lavorare qui per progetti legati alla crisi siriana. in Giordania la quantita' di profughi sembra sia intorno al milione e mezzo. hanno costruito un nuovo campo enorme nel deserto, vicino all'oasi che vado a visitare domani - inshallah.
stamattina ho visitato un professore che lavora in un'universita' in una citta' grossa a mezzora da qua. l'ho contattato via mail qualche settimana fa e si e' dimostrato disposto ad aiutarmi perche' ha fatto un dottorato in Italia vent'anni fa. altra persona molto disponibile e corretta. ha lavorato nell'oasi che voglio visitare, e mi fornisce un sacco di materiale. ci vado con un bus locale, che prendo da una stazione che la ragazza che mi ospita non sa nemmeno che esista (lei si muove solo con il suo autista). sostanzialmente la cosa che mi permette di muovermi sono i pochi rudimenti di arabo che ancora mi porto dietro. il bus e' spaziale, ma non faccio foto ai gadget giordani appesi dappertutto perche' sono circondata da ragazze col velo che potrebbero prenderla a male. e la radio che manda di continuo la lettura canta del Corano, l'avevo dimenticata...
torno ad Amman con il passaggio del prof, che mi porta ad una rotonda grossa che un po' conosco, e da li' ritrovo la mia strada per casa. mi spiega per strada che le macchine targate diversamente, che vedo ogni tanto, sono da Kuwait e Saudi Arabia, la gente viene qui a fare vacanza perche' laggiu' fa gia' troppo caldo. mi spiega anche che ci ho visto giusto quando ho letto in arabo 'nafta' sui camion-cisterna che vedo continuamente viaggiare da ieri sulle strade di grande comunicazione, da nord a sud. mi spiega che il petrolio arriva dal Golfo, e hanno una grossa raffineria. dopo ore che sono con lui, che mi parla in italiano ed e' cosi' disponibile, quasi scoppio a non poter parlargli liberamente del fatto che vengo da Israele, soprattutto quando innocentemente mi chiede "Hai volato con Alitalia?" e io glisso rapidamente dicendo no, ci sono altre compagnie, che non vuol dire niente.
ogni volta che vengo da ste parti mi ricordo di essere nata nella parte 'giusta' del mondo, quella fortunata. dove si puo' girare in canottiera, stare maschi e femmine nello stesso luogo, andare in bicicletta, viaggiare, studiare, ...
domani incontro qualcuno dentro la Autorita' dell'acqua giordana qui ad Amman, e poi se riesco in una maniera o un'altra, ancora poco chiara, vado gia' a visitare l'oasi, dove mi dovrei fermare un paio di giorni.