godo con gli occhi lo sguardo sull'ultimo viaggio a hebron, e con il cuore corro già a paesi lontani e familiari. saluto le persone di qua, nuovi vecchi-amici.
non so come, mi sta venendo un mal di gola coi fiocchi.
al mattino siamo stati a una colazione nella sede delle Nazioni unite a hebron, fanno così, delle riunioni informali in cui la gente mentre beve thè con la salvia e mangia humus e polpette di ceci si racconta un po' di cose, e si conosce. poi abbiamo fatto un giro verso sud, in un villaggio di beduini stanziali dove va risistemato il network dell'acqua. loro sono veramente in condizioni disastrose, a differenza delle zone urbane. in alcune case l'acqua arriva con tubi di plastica tirati da una cisterna per centinaia di metri, mentre nella colonia vicino arrivano tubi da 4 pollici per la fattoria di polli. case sparse sulle colline e stradine che le collegano che a fatica si distinguono in mezzo alla polvere e i sassi. fatto conversazione con delle bimbe fuori dal finestrino, mi mostravano il loro libro di scuola e provavo a leggere qualche frase.